Porcilandia (estratti)

Tutto ebbe inizio quando il noto Comico Cavalletta Vociante andò a spargere il suo populismo d’accatto fra gli scranni della Camera Alta. Da quel giorno, 10 giugno del 2039, sei mesi fa, la Libera Repubblica Telecratica di Porcilandia è in subbuglio. «“Zoccole” e “psiconano” agli atti», strillava l’indomani L’Eco dei Bolscevichi, che dava risalto allo sdegnato commento del Presidente dell’Alto Consesso pregno di «stupore e rammarico» nonché teso a stigmatizzare «l’offesa qualunquistica e volgare contro il Parlamento». Ferma la reazione delle Cameralte che, nel dubbio, hanno dedotto di essere state tutte additate come «zoccole» e hanno annunciato una querela collettiva nei confronti di Comico.

Non riuscivo a comprendere cosa ci trovassero di offensivo nel termine «zoccola», considerato che ognuna di loro, almeno una volta, aveva fatto parte della giuria del prestigioso premio televisivo Zoccoletta culo d’oro e che una, addirittura, in gioventù vi avesse anche partecipato arrivando alla finale nazionale che ogni anno, da trent’anni, si celebra nel parco della sontuosa villa del Presidente in località Arcorenonsicomanda. È stata proprio questa stridente contraddizione a spingermi ricostruire e a raccontare La vera storia di Sua Innocenza, per tentare di spiegare a me, prima ancora che ad altri, il perché di quell’annuncio di querela che non riuscivo a comprendere.

Nella Libera Repubblica Telecratica di Porcilandia governa il Partito Dei Più Uguali (PDPU), il cui leader, Giuliocesare Cavaliere, è anche Presidente della Repubblica nonché proprietario di quasi tutti i mezzi d’informazione del Paese. Lui ama il Paese e il Paese lo ricambia incondizionatamente. Eccetto Comico Cavalletta Vociante e altre sparute personalità tollerate dai governanti e adorate da risibili minoranze integraliste. In virtù dell’amore reciproco fra Cavaliere e il suo Popolo, è praticamente scontato che l’uomo politico resterà Capo dello Stato eletto col televoto fino alla morte. È lui lo «psiconano», sintesi di psicotico e nano: secondo i suoi detrattori, Cavaliere sarebbe «fuori di testa» oltre che basso di statura (ma quest’ultimo è un dato di fatto, sebbene lui preferisca l’espressione «moderatamente alto»). Giuliocesare Cavaliere è detto anche Il Dottore, ché il suo gioco preferito, fin dalla più tenera età, è sempre stato “il medico e la malata”: lui fa il medico, la malata è sempre una bambina ogni volta diversa. Ché con le bambine l’innocenza del gioco è garantita. Senza malizia.

L’innata predisposizione del Dottore a prendersi cura degli altri, specie delle altre, ha spinto «i media più sensibili e avvertiti» di Porcilandia, tutti di sua proprietà, a cucirgli addosso un altro soprannome: Sua Innocenza.

Tracce di tale predisposizione si possono agevolmente rintracciare in svariati ritagli di giornali d’epoca che il Nostro non ha mai lesinato di fare circolare, includendoli nella videomail settimanale dal titolo Io non ho nulla da nascondere che tutte le famiglie porcilandesi ricevono ogni lunedì mattina grazie all’efficiente ed efficace lavoro dell’apposito staff in seno al Ministero della Persuasione di Massa.

***

Colpo di mano

Non è facile continuare a scrivere sulle ali dell’entusiasmo quando la realtà supera la fantasia. Quando la realtà supera la fantasia ogni pensiero ti sembra banale e ti guardi bene dallo scrivere banalità. Così, una storia nata di getto e che altrettanto di getto sarebbe dovuta arrivare alla conclusione, si è via via impantanata nella palude al confine tra la mia fantasia e la realtà, senza riuscire a venirne fuori, come inghiottita dalle sabbie mobili della Terra di nessuno, dove l’immaginazione non è ammessa e la realtà non ha diritto d’accesso. Ma La vera storia di Sua Innocenza non vuole saperne di sprofondare, vive di vita propria, è vita vissuta e non può certo morire se non finisce di raccontarsi, in barba a «sedicenti scrittori che si bloccano davanti alla prima difficoltà e non sanno più come concludere una storia a tratti raccontata in maniera brillante». Da qui in poi, dunque, non sarò io, Sebastiano Gulisano, a scrivere, ma la Storia stessa si racconterà da sé. (s.g.)

***

Lo Sciamano del Dottore

«“C’è un legame fra la testa, gli ormoni e la psiche, su cui lavorare per prevenire l’invecchiamento cerebrale, l’Alzheimer, l’impotenza”. Questo disse tanti anni fa in una conferenza a Villa Eden, sul lago di Vardacheluna, davanti a un gruppo di dirigenti del Gruppo in soggiorno rigenerante. “Là incontrai Marco. Un uomo eccezionale, di straordinaria cultura. Mi disse che Il Dottore sarebbe stato curioso di conoscermi. Qualche giorno dopo ero ad Arcorenonsicomanda”».

(Da un’intervista a Ciro Esposito, Podestà di Vulcania nonché sciamano del Dottore, alias Sua Innocenza, pubblicata dal quotidiano La Voce del Padrone il 3 febbraio del 2006).

Dal diario personale dell’ex narratore di questa Storia: «Caro Diario, mi trovo a Vulcania per un’inchiesta sugli interessi delle giovani etnee concordata con la rivista Zoccoletta 3000. Non è che me ne freghi granché dei suddetti interessi: avevo proposto un reportage suoi nuovi movimenti musicali sotto il Mongibello, ma mi è stato “suggerito” (“prendere o lasciare”, ha chiarito il caporedattore) il suddetto argomento e, dunque, eccomi qui. In aereo ho letto l’intervista in cui il Podestà cittadino parla di Sua Innocenza e, arrivato in città, ovunque andassi non si parlava d’altro. E si rideva. Anzi, si sghignazzava: risate sguaiate e volgari risuonavano al bar, la mattina, mentre mi dedicavo a una granita di gelsi e limone; sui mezzi pubblici, mentre mi spostavo da una parte all’altra della città; in trattoria, a pranzo, e persino la sera, fra i tavoli del pub dove avevo appuntamento con un gruppetto di esuberanti adolescenti contattate per la mia inchiesta. “Il Podestà fa scopare il Dottore!” E giù risate. E mani che sbattevano sui tavoli a sottolineare la frase, fra tintinnii di bicchieri di vino in bilico – cado o non cado? – e birra che tracimava dai boccali pieni. “Il Podestà fa scopare il Dottore!” ripeteva un altro. E giù altre botte sui tavoli, bicchieri in balia delle onde e risa sguaiate. Ho avuto la sgradevole sensazione di essere stato catapultato dentro un dipinto di George Grosz. E di non poterne uscire.

Le sgallettate che dovevo intervistare parevano divertirsi da matte ascoltando quelle battutacce e le fragorose risate dei sempre più numerosi avventori, mentre ero sempre più a disagio, infastidito dal frastuono e dalla volgarità dilaganti. Finché riuscii a estraniarmi e a perdermi nei miei pensieri.

“Il Podestà fa scopare Il Dottore”. Non so se risponda al vero, ma non fatico a crederci, ché il Podestà è uno sciamano coi controcazzi e le sue pozioni capaci di resuscitare i morti, com’è ampiamente provato dal fatto che, quando stava nel PNB (Partito dei Nani e delle Ballerine), fra gli iscritti risultavano innumerevoli persone ufficialmente defunte. Pare che, durante il suo soggiorno nell’isola di Haiti, negli anni Settanta del secolo scorso, sia diventato l’allievo prediletto di Baron Samedi, ma la notizia non è confermata da fonti ufficiali. E, comunque, se consideriamo che l’età media della classe dirigente del Partito dei Più Uguali è di settant’anni, ma che il più “avvizzito” ne dimostra cinquanta, bisogna prendere atto che Ciro Esposito deve avere scoperto qualche pozione in grado quantomeno di rallentare l’invecchiamento. […]».

***

Sex ‘n’ drug ‘n’ television

In principio furono gli Incappucciati. Gli Incappucciati decisero che, se proprio non si poteva «dissolvere la televisione pubblica», come da Progetto di Rinascita Democratica, bisognava affiancargli un network di uguale potenza con una programmazione incentrata su giovani donne «molto svestite», ché, si sa, tira più un pelo di fica che un’intera mandria di buoi. Lo so: è un trito luogo comune e potevo sforzarmi di trovare un’espressione più ricercata e meno sconcia, ma io sono la Vera Storia dell’Uomo di cui sono la Vera Storia non un raffinato romanziere. In ogni caso, nella villa di Arcorenonsicomanda ci si esprime fuor di metafora e la fica si chiama fica. In assenza di lady Cavaliere, s’intende. In sua presenza, semplicemente, si parla d’altro: di teatro e di arte, di letteratura, di bambini poveri e di beneficenza. Persino di lotta alla mafia… Di stronzate, insomma!

In quel tempo gli Incappucciati decisero che Sua Innocenza era la persona giusta alla quale affidare la nascita e lo sviluppo del nuovo Gruppo televisivo. Se le tv avessero funzionato a dovere, gli Incappucciati sarebbero diventati i padroni di Porcilandia. Insomma, per farla breve si puntò tutto sulla gnocca. E i risultati non tardarono ad arrivare.

Il PNB capì subito l’andazzo e precorse i tempi. O, come qualcuno sostiene, Big Bottino era uno degli Incappucciati e adattò il partito alla bisogna. Ma di ciò non ho contezza diretta e, dunque, non potrei testimoniare in tal senso. Chi c’era negli anni Ottanta del secolo scorso se ne ricorderà, se la memoria ancora lo assiste, ché è trascorso oltre mezzo secolo da allora e sarebbe comprensibile che, oggi, 21 marzo 2035, trentesimo anniversario della nascita della Terza Repubblica e decennale della Strage degli Innocenti, i ricordi possano risultare offuscati dalla Cavalierina, la bevanda che ha sostituito gli alcolici (ma prosperano al mercato nero): il PNB era un Gran Troiaio, appellativo che negli ambienti altolocati valeva più di un Oscar per un attore o di un Nobel per uno scienziato. Avere trasformato in un Gran Troiaio, nell’arco di una manciata d’anni, un partito con oltre un secolo di storia veniva considerato un Capolavoro di Realismo Politico, la Nuova Strada Maestra della Modernità.

L’abolizione dell’alcol risale al 2025, decisa dal Parlamento in seguito all’orrenda Strage in cui perse la vita un’intera classe di Giovani Porcellini: cinquanta vite stroncate in tenera età, carbonizzate nel rogo dell’autobus su cui viaggiavano, dalle parti di Salsomaggiore, guidato da un autista ubriaco che lo ha precipitato in un burrone col suo prezioso carico, di ritorno dal prestigioso concorso Se potessi avere cento sesterzi al mese. Il dolore e lo sdegno che ne seguirono spinsero lo stesso Presidente Cavaliere a suggerire la nuova legge.

L’alcol è stato sostituito dalla Cavalierina, una bevanda sintetica prodotta e imbottigliata dalla Cavalierina sa, una ditta elvetica con sede a Dübendorf, pochi chilometri a sudovest di Zurigo. Contestualmente, con Decreto Presidenziale, il 21 marzo, anniversario della Strage, è diventato Festa della Memoria degli Innocenti, mentre è stata abolita la Festa della Repubblica, ché «la Repubblica non bisogna festeggiarla bensì viverla e amarla», recita il Decreto.

Ma non intendo tediarvi e intristirvi con storie dolorose perciò torniamo al PNB.

Tutto ebbe inizio negli anni Ottanta del secolo scorso, a Maduninadabere, con l’ascesa del Compare di Giuliocesare (l’Uomo di cui sono la Vera Storia), il mitico Big Bottino. Big B riuscì, nel breve volgere di un sospiro di Storia, quella con la S maiuscola, a riscattare decenni di grigiore vicebolscevico imperniato su gente che si vantava di avere fatto la Resistenza, ma che se gli infilavi nel letto una ballerina batteva il record di eiaculazione precoce. Delle vere nullità, quei sedicenti resistenti. Fortuna che c’era lui, Big Mandrillo, il Profeta della Modernità. Anni dopo, persino Pietro Spilungone, uno dei capi del PDB (Partito dei Bolscevichi), ha dovuto ammetterlo, in un libro, sconfessando la tanto ostentata «diversità» di un suo austero predecessore: «Big B interpreta le domande di dinamicità di una società che cambia, la sua sfida colse i bolscevichi impreparati e mise a nudo il nostro ritardo nel misurarci con la modernità. Mi è capitato spesso di pensare a Enrico Altero come a un campione di scacchi che sta giocando la partita più importante della sua vita: la partita dura ormai molte ore; sta giungendo alle battute finali e guardando la scacchiera il campione si accorge che, con la prossima mossa, l’avversario gli darà scacco matto. Ha un solo modo per evitarlo: morire un minuto prima che l’altro muova». Insomma: Big B era la Modernità, la Lungimiranza, il Futuro; Enrico Altero, invece, era «il leader di un partito che, di fronte alle difficoltà del presente, non sa opporsi al richiamo delle sirene del passato e si rifugia in una autoconsolatoria riaffermazione di identità, di cui si rivendica la “diversità”: come se la differenza tra noi e gli altri partiti fosse un fatto genetico, e non più semplicemente programmatico». E il programma del PNB era semplice, immediato e sintetico, racchiuso in due punti di grande impatto immaginifico: zoccole e denari facili.

Peccato che, a differenza dell’Uomo di cui sono la Vera Storia, Big considerasse l’astrologia «una panzana», altrimenti avrebbe potuto sapere in anticipo ciò che sarebbe successo il 20 marzo del 2000 e avrebbe potuto tentare di evitarlo, salvando se stesso e cambiando il corso della Storia. Anzi: evitando alla Storia di deragliare come un treno impazzito. Giuliocesare è esattamente l’opposto: astrologia, magia bianca, magia nera, spionaggio, dossieraggio, killeraggio… È avido di tutto ciò che può consentirgli di neutralizzare in anticipo le mosse degli ormai sparuti avversari politici.

È sotto il Governo del Compare che assistiamo alla nascita e all’espansione dell’impero mediatico del Gruppo. Con la conseguente creazione di decine di migliaia di posti di lavoro. Specie femminili. Decenni di lotte per l’emancipazione della donna finalmente coronati grazie a una miriade di nuove occupate con la qualifica di Zoccoletta: nell’epoca del Realismo Televisivo, quello di Zoccoletta è il mestiere più ambito dalle nuove generazioni di giovani donne che intendono affrancarsi da secoli, anzi millenni di anonimato. La trafila non era semplice, ma i posti erano così tanti che, quando andava male, almeno una comparsata (prestazione occasionale) nelle tv di Sua Innocenza o in qualcuna delle innumerevoli tv locali ed esse collegate ci scappava sicuro. E potevi far schiattare d’invidia tutte le sciacquette del paesello o della Nazione (dipendeva dalla comparsata).

In quel tempo le sezioni del PNB nei vari comuni di Porcilandia erano rapidamente diventate una invidiabile ed efficiente rete di uffici di collocamento per Aspiranti Zoccolette; ogni assessore, ogni consigliere comunale o di circoscrizione, ogni segretario di sezione era stato formato come talent scout. Erano loro a selezionare le sgallettate che non vedevano l’ora di apparire in video. Il connubio PNB-Reti di Sua Innocenza era saldo e prolifico, Big Bottino e Sua Innocenza erano inseparabili. L’impiego, perlopiù, consisteva (e consiste) nell’apparire almeno mezzenude in tv mentre la telecamera ti scannerizza cosce chiappe e tette, sculettare un po’, sorridere, ammiccare… Ovvio che il requisito essenziale fosse (sia) la «bella presenza». L’iter delle selezioni era rigoroso: bisognava passare di letto in letto (quelle che si mostravano recalcitranti venivano spinte dalle loro stesse madri, lungimiranti) e di orgia in orgia; bisognava essere disponibili e disinibite, allietare i festini dei VIP (Very Important Porkys, detti anche Maialoni & Maialone, M&M).

Col trascorrere del tempo il sistema s’è fatto più sofisticato ma ha anche allargato le proprie maglie. Sei stata scartata alla selezione di Zoccoletta Sculettante ma hai tutte le forme in regola? No problem. Qualcuno ben introdotto t’ha notata, paghi il pedaggio e via! Ora sei certa di superare la selezione di Zoccoletta Saltellante o, alla peggio, Zoccoletta Sorridente. Se ci sai fare, se non hai alcuna inibizione e sai usare la lingua, c’è la possibilità che ti veda qualche calciatore (notoriamente analfabeti: basta poco per infinocchiarli) e, a quel punto, se vi fidanzate almeno per qualche ora – giusto il tempo di farvi fotografare insieme e vendere le immagini alla prestigiosa rivista Zoccoletta 3000 –, può capitare che Mister Sorriso ti inviti come “opinionista” a Quelli che la palla, programma cult della tv pubblica: nessun traguardo ti è più precluso.

Dal diario personale dell’ex narratore: «[…] Ne ricordo una che, dopo diversi calendari “nature” e svariati fidanzati calciatori, divenne ospite fissa a Quelli che la palla e riuscì ad accaparrarsi un ruolo a tutto tondo in un episodio del celebre poliziesco tv Montalbano, sono, dando il meglio di sé in una sequenza che la riprendeva adagiata su un tavolo, di spalle, nuda, col culo sodo e ben tornito in primo piano. Un’interpretazione epica. Un caposaldo della liberazione della donna. […]».

A partire dagli anni Novanta del secolo scorso, ogni Zoccoletta degna di tale nome, a ogni audizione, doveva esibire, insieme al proprio portfolio, l’album delle mitiche figurine Tramezzini. Si narra che, dietro le quinte, le Zoccolette giocassero a “ce l’ho, non ce l’ho”; ogni tanto capitava che fra loro si accapigliassero, quando saltava fuori che almeno due Zoccolette avevano “avuto” lo stesso calciatore nello stesso periodo. Si giocava a Fantapalla: ogni Zoccoletta “si faceva” la Squadra del Cuore (chiamiamola così), calciatore dopo calciatore, dal raccattapalle fino al portiere, passando per difensori, centrocampisti e attaccanti. Panchinari inclusi. Più te ne facevi, più apparizioni televisive collezionavi, più il tuo share saliva ecc… Al culmine del successo, se ti andava bene, potevi sposare qualche Laido (nei salotti di Porcilandia, è un complimento e si scrive con la maiuscola) finanziere d’assalto e avevi risolto ogni problema: la tanto agognata pensione era assicurata. Ché quello di Zoccoletta è un mestiere a tempo limitato, si dura meno di un calciatore: a trent’anni sei già fuori mercato e se non ti sei accasata o non hai messo da parte il gruzzolo ti aspettano anni di duri sacrifici.

Ogni tanto ci scappava e ci scappa qualche foto o qualche filmato – nell’alcova – a fini estortivi. Purtroppo, c’è sempre qualche mela marcia. E non è manco facile liberarsene, ché con tutte quelle foto e quei filmati tengono per le palle o per le ovaie un sacco di M&M. L’Uomo di cui sono la Vera Storia lo sa fin troppo bene, ché oltre a essere stato ricattato più volte, ha messo su (con l’aiuto degli Incappucciati; ma anche in proprio, ché non si sa mai…) una capillare agenzia di spionaggio tra le lenzuola che quotidianamente produce chili e chili di materiali fotografici, audio e video finalizzati a ricattare chiunque. E sottolineo chiunque, dal bibliotecario di paese al notaio recalcitrante, dal giornalista d’assalto al magistrato presunto integerrimo, dal vescovo all’onorevole, dall’insegnante del figlio al fidanzato della figlia, dal Podestà al Governatore… Non si salva nessuno. Nemmeno tu che stai leggendo. NESSUNO!

Di nuovo dal diario dell’ex narratore, alla data del 21 marzo 2023: «[…] I baccanali carnascialeschi sono ormai relegati nelle cronache dell’epoca e nella memoria sempre più labile di chi c’era. Sebbene porcheggiare almeno con la vicina o col vicino di pianerottolo sia la massima aspirazione di ogni porcilandese medio, Porcilandia è tornato a essere un Paese moralista e bigotto, “religiosissimo”, devoto alla Chiesa Ufficiale (che tollera solo la “posizione del missionario” nell’ambito del matrimonio) e, dunque, essere scoperti a porcheggiare può stroncare anche la più brillante carriera […]».

Al tempo di Mazzettopoli, prima della fuga di Big B, durante un dibattito parlamentare sulla concessione dell’autorizzazione a procedere nei confronti di un ex Ministro cocainomane e tangentista, un autorevole deputato dell’opposizione, Noto Viveur, intervenne per deprecare il continuo diffondersi dell’uso di sostanze stupefacenti, «che arricchiscono le mafie». Al che, si alzò Killer Insulto, il più micidiale sicario verbale al soldo della maggioranza di Governo (e di Sua Innocenza, che lo ha allevato nelle tv del Gruppo, affidandone lo svezzamento all’autorevolissimo Balenottero, suo Compare di Cappuccio) e gli ghignò in faccia: «L’onorevole Viveur e io siamo stati più volte in case dove si faceva uso di cocaina». Pallido come la coca, il deputato dell’opposizione replicò: «O non me ne sono accorto, forse per ingenuità, o non l’ho visto perché nessuno l’ha mai fatto davanti a me, forse ricordando la mia professione di magistrato». «Ma come! – ribattè l’onorevole Insulto – Non ti sei mai accorto che, uscendo dalla toilette, alcune signore barcollavano?». «Questo lo dici tu! Io non ho mai seguito nessuno fino in bagno», puntualizzò Noto Viveur. Poi, il dibattito tracimò sui giornali scivolando verso inevitabili versanti pecorecci, lì indirizzato dal perfido e prezzolato Killer Insulto: «Qui a Capitale, se uno le cerca ne trova davvero quante ne vuole. Sarà che il potere da queste parti ha più di duemila anni, ma ho l’impressione che qui le cortigiane siano più cortigiane che altrove. E i parlamentari degli assatanati di sesso. Il più infoiato è l’onorevole Noto Viveur, quello che, alle feste di noi VIP, non si accorge che tutti sniffano. Mi dice sempre che lui non ha nemmeno bisogno di cercare: “È una fortuna essere eletti – non fa che ripetere – Vieni a Capitale, sei Noto Viveur, sei parlamentare e te la danno tutte. Tutte te la mettono lì”».

In Verità vi dico che non tutte vivono a Capitale. Poche sono VIP. E tantissime non hanno libero accesso ai salotti che contano. Ma per (quasi) tutte c’è una qualche possibilità. Al tempo di Big B, c’erano quelle che, di letto in letto (ma andavano bene anche ascensori, sottoscala, camerini, automobili…) riuscivano persino a conquistarsi un programma tv tutto loro. Quelle che eccellevano, venivano mandate a presidiare la tv pubblica. Qualcuna – autentiche artiste del Kamasutra – riusciva perfino a farsi eleggere in Parlamento. Il progresso, si sa, è inarrestabile e, dunque, era inevitabile che, prima o poi, la «bella presenza» tracimasse dai teleschermi e si riversasse in Parlamento al grido di «La bellezza al potere». Il merito di quest’ulteriore conquista delle donne, ormai affrancate dalla storica subalternità nei confronti dei maschi, va sicuramente attribuito a Sua Innocenza: è stato grazie alla sua lungimiranza e al suo innato senso delle pari opportunità che le belle donne hanno potuto conquistarsi ruoli di primo piano in tv e nelle Istituzioni. Così si valorizza la bellezza, nella Porcilandia del Partito dei Più Uguali. Ormai i turisti stranieri non fanno la fila solo davanti ai musei, alle gallerie d’arte o per accedere ai principali monumenti del Paese, ma si riversano a frotte anche al botteghino della Camera Alta, dove, pagando appena venti sesterzi (25 se vuoi anche il binocolo) possono ammirare le parlamentari più belle del mondo nell’esercizio delle loro Funzioni. Così si valorizza il patrimonio porcilandese. Altro che «zoccole»! Ma Comico Cavalletta Vociante – quell’ingrato che va in Parlamento a offendere le Cameralte nominate personalmente dal Presidente – ’ste cose non le capisce, ché non è un esperto di belle arti né un economista. E, meno che mai, un esteta. Detto fra noi, Cavalletta Vociante non ha tutti i torti: quelle sono diventate parlamentari o ministre per meriti “orali” o – ahinoi! – per meriti ricattatori. Però, santo ragazzo, certe cose bisogna bisbigliarle, mica puoi strillarle ai quattro venti. Solo se sei VIP e ti ammettono fra gli M&M puoi sghignazzarle ai festini, fra un tiro di “neve”, una strizzata di zinne, una mano tra le cosce o dentro la patta dei pantaloni e via maialeggiando. Fuori dai festini, però, negare, sempre negare, fortissimamente negare. Indignarsi. Solidarizzare. Annunciare querela. Se non sei VIP non puoi, non devi permetterti, nemmeno se hai le prove, ché è volgare e diffamatorio chiamare zoccole le zoccole. Specie se sono state nominate Cameralte o Ministre. (Solo le Zoccolette possono essere chiamate Zoccolette, ché è una tappa fondamentale della gavetta per la liberazione delle donne di Porcilandia.) E poi è invasione della praivasi. E la praivasi, si sa, prevale sul dovere di informare e sul diritto a essere informati. Prevale anche sulla satira. La praivasi prevale. Sempre. Ovunque. In Cielo in Terra e in Ogniluogo. Figurarsi tra le lenzuola! Figurarsi alla Camera Alta!

Annunci

Informazioni su Sebastiano Gulisano

Siciliano, anzi jonico-etneo trapiantato a Roma. Cane sciolto, curioso, giornalista per passione civile (ma questa non è una testata giornalistica - e si vede). Disadattato, ché mi pare che di civile in giro ci sia sempre meno. Sognatore: cioè fesso.
Questa voce è stata pubblicata in Cultura, Libri, Satira. Contrassegna il permalink.

2 risposte a Porcilandia (estratti)

  1. Pingback: Acquista online #Laconfusione | Il vizio della memoria

  2. Pingback: Quello che è difficile dire sulla trattativa Stato-mafia. In un e-book di Sebastiano Gulisano | Pietro Orsatti

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...