Frammenti d’Italia – L’introduzione

Frammenti_cover0Nelle pagine culturali dell’edizione cartacea odierna de la Repubblica c’è un interessante saggio di Achille Varzi sugli eBook e le note a piè di pagina. L’articolo, in realtà, si riferisce alla versione elettronica di testi classici trasmigrati dalla carta agli eReader, che «dopo avere ucciso la pagina» hanno eliminato le note esistenti nei libri o le hanno spostate in coda al testo, dove «sono una disgrazia». Al di là del concordare con Varzi, leggerlo mi ha fatto pensare alla grande differenza fra un prodotto nato per la carta e trasformato in elettronico e uno, come questo, nato come eBook e che alle tradizionali note ha sostituito i link, un po’ gli ipertesti dei “vecchi” cd-rom, con la differenza che i link, in questo caso, rinviano ad elementi esterni: a testi, video, immagini, audio presenti in rete e non nello stesso cd. Link non solo come elementi di approfondimento o esplicativi, ma come valore aggiunto, come un modo di reinventarsi le note nell’era di internet. Ed è proprio da internet (da blog, social network, giornali online) che viene buona parte degli scritti selezionati per questo eBook, frammenti nati in rete, per «fare rete» e che alla rete continuano a rinviare.

Frammenti d’Italia raccoglie elementi di un percorso personale e professionale fatto di riflessioni, cronache e inchieste giornalistiche, interviste, trascrizioni inedite di interventi pubblici e altri scritti degli ultimi tre anni. Con due sole eccezioni, un’inchiesta del 2003 e una del 2006, a loro volta approfondimenti di altri scritti successivi e qui presenti. Qua e là, ho anche rivisto i testi originali, sistemando, limando, correggendo errori ed eliminando le ripetizioni, laddove in più di un testo comparivano gli stessi argomenti.

Da “fissato” della Costituzione italiana quale sono, ho scelto degli elaborati incentrati su alcune grandi questioni del nostro tempo che hanno caratterizzato, in negativo, la cosiddetta Seconda Repubblica e che hanno svilito, compresso o, peggio, trasformato in vuote enunciazioni di principio alcuni diritti fondamentali: lavoro, salute, istruzione, informazione, giustizia. Con, in aggiunta, la questione delle questioni che a tutte le altre si collega: le mafie. Ho scelto di farlo “guardando” da Sud, cioè dalla parte dei più deboli, degli ultimi; dalle persone e dai luoghi in cui i temi innanzi elencati mostrano inequivocabilmente come la Carta costituzionale non solo sia rimasta inattuata ma sia stata sistematicamente violata fino ad arrivare ad applicarla all’inverso.

Leonardo Sciascia attribuiva ai botanici la scoperta secondo la quale, grazie al clima propizio, la pianta della palma ogni anno avanza di cinquecento metri verso Nord. A tale fenomeno, lo scrittore di Racalmuto si ispirò per comporre una poesia, La palma va a nord, segnalando la lenta ma inesorabile avanzata della «linea della palma», metafora di una certa mentalità paramafiosa che dalla Sicilia risaliva la penisola, verso il Nord Italia. Chissà cosa direbbe oggi Sciascia, oltre trent’anni dopo la pubblicazione di quella poesia sui Quaderni Radicali, leggendo la singolare geografia che emerge dalle inchieste della magistratura, dai Rapporti annuali di Sos Impresa, dagli studi di Libera o di Avviso pubblico, vedendo come le mafie e racket abbiano attecchito anche in regioni tradizionalmente estranee al fenomeno mafioso e vedendo la Lombardia al secondo posto in questa graduatoria, e al terzo in quella delle vittime dell’usura?

Se escludiamo la stagione dei sequestri di persona e alcuni omicidi particolarmente efferati, le organizzazioni criminali al Nord hanno sempre operato in maniera da non destare allarme sociale (una strategia che negli ultimi anni, come emerge da diverse intercettazioni telefoniche, i boss hanno adottato anche in Sicilia); al Nord si fanno gli affari, si traffica droga, si ricicla denaro sporco, si reinvestono i profitti in attività legali, si intessono relazioni con le classi dirigenti. «Cosa Nostra è sbarcata in Borsa», osservava alla fine degli anni Ottanta il giudice Giovanni Falcone, in seguito alla “acquisizione” di alcune imprese mafiose da parte del Gruppo Gardini, quotato in Piazza Affari.

Oggi, in tempi di liberismo sfrenato, di Unione europea solo bancaria e monetaria (i popoli possono aspettare), di compressione dei diritti individuali, di macelleria sociale, di crisi economica e finanziaria, le mafie – non più e non solo quelle italiane, ma anche tante straniere – si sono insediate su tutto il territorio nazionale, controllano ampie fette di economia legale, “pesano” sul Pil più della Fiat e sono le sole a possedere enormi liquidità di denaro che consentono alla Nazione di non dovere dichiarare bancarotta o, come si dice ora, default.

Frammenti d’Italia allinea una serie di istantanee di pezzi Paese, fino a ricomporne l’insieme, attraverso sedici testi più una notizia d’agenzia (con l’aggiunta delle “note”, cioè dei link di approfondimento che ne fanno un prodotto multimediale), dalle stragi del ’92 ai giorni nostri, facendo intravvedere come la Repubblica che verrà sia pericolosamente vicina a diventare Repubblica criminale, invece che, come da Costituzione, Repubblica democratica.

Roma, martedì 18 dicembre 2012

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Informazioni su Sebastiano Gulisano

Siciliano, anzi jonico-etneo trapiantato a Roma. Cane sciolto, curioso, giornalista per passione civile (ma questa non è una testata giornalistica - e si vede). Disadattato, ché mi pare che di civile in giro ci sia sempre meno. Sognatore: cioè fesso.
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7 risposte a Frammenti d’Italia – L’introduzione

  1. marzia ha detto:

    Eccoti Seba! Ora me lo leggo..:)

  2. marzia ha detto:

    Un bel dono e pure originale da farsi per una Festa svilita.
    Ma si può comprare con il sistema postale?Io vado a Salerno per un paio di gg e sto pure senza connessione. Rimando?

  3. marzia ha detto:

    Ti ho dedicato un post.
    BACIONI

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