Diario siciliano #1

017Un viaggio, un progetto, una sperimentazione.
Capita che lo stato di necessità stimoli l’ingegno, spinga a tirare fuori idee ed energie sopite, recondite, che non sapevi dove stessero. Nemmeno se ci fossero.
È ciò che mi è successo. E mi sono rimesso in viaggio, l’anima in spalla(*), tornando sui miei passi, with a little help from my friends, senza i quali forse starei ancora a indugiare sfogliando la margherita: parto, non parto… M’hanno praticamente messo su un aereo e “spedito” in Sicilia, col mio progetto ardito da sperimentare, da attuare.
Ripartire da dove sono nato e cresciuto riannodando fili che si erano via via consunti fino quasi a spezzarsi, per rendere produttivo il mio bagaglio di esperienze, di conoscenze, di mestiere mortificato da anni di disoccupazione e di incapacità di reinventarselo, il mestiere, in un’Italia che è cambiata troppo rapidamente tranne in un aspetto: “A chi appartieni?” ti chiedono dalle mie parti, quando non ti conoscono e vogliono sapere chi sei, di che famiglia, gruppo, partito, clan fai parte. “A chi appartieni” è regola ormai, in Italia, non solo dalle mie parti, è l’altra faccia del trito e ipocrita discorso sul “merito” di cui in questo Paese tutti cianciano quando si parla di giovani (ché chi giovane non lo è più “esiste” solo nelle statiche, come parte di un agglomerato di cifre e di percentuali), di emigrazione intellettuale, di “cervelli in fuga”, ché se non “appartieni” sei out, fuori, esclus*.
Ci ho messo tanto a capirlo, anche perché fino a un certo punto della mia vita sono stato fortunato o, forse, sono semplicemente cresciuto in un’Italia in parte diversa da questa, in cui c’erano possibilità anche al di fuori delle appartenenze, se eri intraprendente e ti dimostravi capace. Di errori e fesserie ne ho commessi anch’io, e nemmeno pochi, ma ormai ho l’impressione di vivere nel Paese dell’esclusione invece che in quello dell’inclusione.

frammenti d italia LOCANDINAOggi, in un mercato dell’editoria che avrebbe dovuto ricevere linfa vitale dall’utilizzo delle nuove tecnologie e nuovi spazi da esplorare e valorizzare in internet, è invece successo che il mercato si sia ridotto, le possibilità diminuite, la conoscenza mortificata. È il tempo delle nuove schiavitù, negate da appellativi come stagista o precari*, ma che nel quadro della continua deregulation planetaria dove a decidere – così dicono – sarebbe il Dio Mercato, si ritrovano con gli stessi diritti dei migranti, cioè prossimi allo zero.

E allora ricomincio da ciò che ho imparato a fare – fare inchieste, scrivere, raccontare – e (casualmente?) dai luoghi che meglio conosco – la Sicilia – sperimentando un percorso di produzioni e autoproduzioni intellettuali che prescindano dal Dio Mercato, da ateo convinto quale sono, rivolte innanzitutto alle reti di conoscenze e affinità maturate in anni di militanza antimafia e di mestiere giornalistico esercitato consumando suole in lungo e in largo. Rivolte anche a coloro che sanno apprezzare le storie raccontate a piedi, consumando suole, appunto.
Ricomincio da due progetti editoriali da sviluppare (Niscemi e il micidiale Muos; e lo storico concerto palermitano di Frank Zappa, nel 1982, finito presto in una nube di lacrimogeni) e da uno già partorito (
Frammenti d’Italiaqui l’introduzione) del quale discutere in giro per l’isola. Primo appuntamento domenica 3 febbraio, alle 18, al circolo Gru di Giarre, mentre domenica 10 l’appuntamento e al Maiis Arte di Catania.
Stay tuned.

(*)L’anima in spalla è il titolo di un romanzo noir di Piergiorgio Di Cara sul dopo stragi siciliane del 1992.

1. Continua

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Informazioni su Sebastiano Gulisano

Siciliano, anzi jonico-etneo trapiantato a Roma. Cane sciolto, curioso, giornalista per passione civile (ma questa non è una testata giornalistica - e si vede). Disadattato, ché mi pare che di civile in giro ci sia sempre meno. Sognatore: cioè fesso.
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5 risposte a Diario siciliano #1

  1. viola ha detto:

    Solo le idee si salveranno.

  2. viola ha detto:

    volevo dire “ci” salveranno ma in effetti “si” salveranno ha un certo valore 😉

  3. beh, sì, sono vere tutt’e due: si salveranno, nel senso che ci sopravviveranno, almeno quelle buone; e ci salveranno 🙂

  4. Daniele Ercoli ha detto:

    Caro amico ti abbraccio forte e ti auguro ogni bene Grazie per questo diario che cerchero di seguire assiduamente

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