#NoMuos e mafia. La “marchetta” di #laRepubblica a #Crocetta

«Io ho un concetto etico di giornalismo. Un giornalismo fatto di verità, impedisce molte corruzioni, frena la violenza della criminalità, accelera le opere pubbliche indispensabili, pretende il funzionamento dei servizi sociali, sollecita la costante attuazione della giustizia, impone ai politici il buon governo. Se un giornale non è capace di questo si fa carico di vite umane. Un giornalista incapace, per vigliaccheria o per calcolo, della verità si porta sulla coscienza tutti i dolori che avrebbe potuto evitare, le sofferenze, le sopraffazioni, le corruzioni, le violenze, che non è stato capace di combattere».

Giuseppe Fava

* * * * *

DSCF8086«Insieme alla pacifica popolazione di Niscemi, ci sono punte estremiste che esasperano la lotta. Ma ci sono anche altre infiltrazioni.

Allude alla mafia?
Sì. In una realtà come quella di Niscemi è scontato che anche gli ambienti della criminalità organizzata si approprino di una vicenda del genere. E credo che il dissenso nei miei confronti, oltre che da qualche componente ideologica, provenga proprio da quegli ambienti».
Così, Rosario Crocetta, Presidente della regione Sicilia, in un’intervista a
la Repubblica, il 10 agosto, giorno successivo all’ultima manifestazione No Muos raccontata in maniera menzognera da giornali e telegiornali nazionali e regionali, con rarissime eccezioni.
L’intervista meriterebbe di essere analizzata attentamente per la completa latitanza della verità, eccetto quando, all’ultima domanda, il “governatore” risponde che «non c’è certezza» che il Muos non faccia male alla salute. Cosa che, di per sé, sarebbe bastata a non revocare la revoca, visto che proprio il Tar Sicilia, sulla scorta del parere scientifico del professore D’Amore dell’università
La Sapienza di Roma e in base al principio di precauzione previsto dalla normativa europea, dispone che il Muos non possa essere realizzato «fin quando non sia raggiunta la certezza assoluta della non nocività». Questo è l’unico principio di legge al quale Crocetta avrebbe dovuto attenersi. Invece, il giorno prima della pronuncia del Consiglio di Giustizia Amministrativa (Cga, l’equivalente del Consiglio di Stato per le dispute giuridiche amministrative in Sicilia), Crocetta ha pensato bene di revocare la propria revoca delle autorizzazioni necessarie a realizzare la stazione niscemese di telecomunicazioni satellitari della Marina militare Usa, facendo venire meno l’oggetto del contendere e impedendo che il Cga potesse confermare la sentenza del Tar. Poi s’è inventato 18 miliardi di balle spaziali per giustificare il fatto di avere dovuto gettare la maschera.
Crocetta in questa vicenda è stato contro il Muos, contro i No Muos e, surrealmente, contro se stesso, essendosi costituito davanti al Tar al fianco del Comune di Niscemi e contro il proprio Assessorato Territorio e Ambiente. È a causa di questa triplice posizione che l’ho ribattezzato Saro Trifronte.


DSCF8089Le parole di Saro Trifronte sulle infiltrazioni mafiose hanno sollevato tantissime reazioni puntualmente riportate dai media.
La Repubblica, domenica 11 agosto, dedica alla vicenda una pagina nell’edizione nazionale e un’altra in quella siciliana, scegliendo di confinare nelle pagine regionali le parole di alcuni autorevoli esponenti storici del movimento antimafia – il deputato di Sel Claudio Fava e l’europarlamentare del Pd Rita Borsellino – che, se riportate in quelle nazionali, avrebbero potuto fare sorgere qualche dubbio sul “verbo” crocettiano al lettore di Vercelli, di Frosinone o di Lamezia. L’articolo nazionale, firmato dallo stesso giornalista che il giorno precedente gli aveva fatto la memorabile intervista, si conclude col Presidente Trifronte che ribatte a chi lo ha criticato e contrattacca: «Basta con strumentalizzazioni e demagogia, sul Muos il governo regionale è obbligato dalla legge». Un’altra balla spaziale che l’articolista riporta senza chiedergli a che legge faccia riferimento. Entrambi sanno che nessuna legge ha obbligato Saro Trifronte ad emanare la revoca della revoca – e se l’articolista non lo sa, farebbe bene dall’astenersi dal trattare materie che non padroneggia o a cambiare mestiere –, così com’è falso ciò che l’autore dell’articolo attribuisce a Crocetta (e non dubito che l’intervistato l’abbia detto), cioè che a «obbligarlo» sarebbe stato altresì il parere dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss). Personalmente – ma non sono un giurista – è la prima volta che sento parlare di pareri che obbligano (lo stesso Iss, fra l’altro, nel documento, chiarisce che il proprio parere non ha alcun valore legale); ritenevo che l’unico obbligo cui si trovava di fronte il Presidente fosse quello derivante dalla sentenza del Tar che probabilmente sarebbe stata confermata dal Cga senza il colpo di teatro che ha impedito il pronunciamento del massimo organo Amministrativo della Sicilia. Sostiene Saro Trifronte che la legge e il parere dell’Iss lo avrebbero costretto ad agire come ha agito. Ma se ‘sta fantomatica legge “obbligante” ci fosse stata realmente, lui non avrebbe potuto revocare le autorizzazioni e della vicenda non sarebbe quasi certamente stata investita la giustizia amministrativa. Insomma, è un Megafono contapalle coi media che gli fanno da amplificatore. Sul parere dell’Iss, poi, ci sarebbe da dire che ne è parte integrante la relazione degli esperti (Zucchetti e Palermo) scelti dall’assessora Mariella Lo Bello (Ambiente e Territorio) e dalla sua collega Lucia Borsellino (Salute), relazione che si discosta in maniera significativa dagli esperti dell’Iss e in linea con le conclusioni del professore D’Amore, epperò la Regione ha deciso di non tenere conto del parere degli studiosi che essa stessa aveva scelto. Atteggiamento decisamente singolare.

DSCF8090Finito di leggere la controreplica di Crocetta, penso di avere letto una bella marchetta: così vengono definiti negli ambienti giornalistici gli articoli smaccatamente a favore di qualcuno.Quando arrivo alle alla sezione regionale mi scappa una sonora risata, poiché affiancata alla pagina titolata «Crocetta spacca il fronte antimafia» ce n’è una pubblicitaria di un ente di sottogoverno della Regione Siciliana, con tanto di Saro Trifronte sorridente a bilanciare la foto dall’espressione alterata che campeggia nella pagina giornalistica. Nulla di strano: senza pubblicità i giornali non campano, senza contare che se sei il committente e vuoi che il tuo messaggio promozionale raggiunga il tuo target, ti affidi al giornale più autorevole. Come nel caso in specie. Fra l’altro, c’è una norma sulla trasparenza contenuta nella stessa legge che ha costretto Crocetta a dare il via libera al Muos che obbliga i giornali a pubblicare nella stessa edizione il prezzo delle marchette che pubblicano in forma “giornalistica”, in maniera che il lettore abbia chiaro cosa sta leggendo. È per la legalità, come il Presidentissimo, la Repubblica!
Nell’articolo regionale, oltre a Rita Borsellino e Claudio Fava, che criticano Crocetta, c’è l’opinione dell’ex pm palermitano Antonio Ingroia (di recente chiamato proprio da Trifronte a dirigere un ente regionale), che dà un colpo al cerchio e uno alla botte: «Io non ho notizie di infiltrazioni – precisa – ma è normale che il politico denunci senza fare nomi, ché il politico non ha le prove come i magistrati», conclude Ingroia. Insomma: il politico sarebbe libero di spargere escrementi col ventilatore. Se poi è il suo datore di lavoro e si chiama Rosario Crocetta, cioè la personificazione dell’Antimafia (Sciascia, dove sei?), bisogna stare attenti a criticarlo senza rievocare al senatore crocettiano Beppe Lumia «il periodo prima delle stragi del ’92». Insomma, se reagisci al fango che Saro Trifronte mette in circolo amplificato dai media lo stai praticamente esponendo al tritolo di Cosa Nostra. E se lo dice uno che è stato presidente della Commissione parlamentare Antimafia bisogna credergli e tacere. Avete capito cari No Muos e cari Rita Borsellino e Claudio Fava? Zitti e lasciate che il ventilatore svolga il proprio compito istituzionale.

Ieri, finalmente, il Presidentissimo Lantimafiasonoioelocertificalumia ha svelato le sue carte: «Tra le Mamme No Muos ci sono parenti della ditta in odore di mafia dei Piazza. Questo non vuol dire che il movimento è mafioso». Infatti non ha mai detto che il movimento è mafioso, bensì che è «infiltrato» dalla mafia e che in una realtà come Niscemi ciò «è scontato». E il suo senatore certificatore Lumia aveva rincarato la dose dichiarando: «Sappiamo che ci sono pezzi vicini a Cosa nostra che vogliono strumentalizzare il movimento. Oggi protestano e domani sono pronti a gestire un eventuale affare legato al Muos». Si stanno attrezzando per l’esportazione di onde elettromagnetiche innocue inscatolate.

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P.S.:
A denunciare pubblicamente la presenza dell’impresa Piazza nei lavori del Muos, impresa priva di certificazione antimafia vicina al boss niscemese Giancarlo Giugno, sono stati proprio i No Muos, oltre un anno fa. Sulla vicenda è in corso un’indagine della Dda di Caltanissetta. Lumia lo sa e ha pure presentato un’interrogazione parlamentare, ma Saro Trifronte in passato non ha sentito il dovere di spendere una parola sui Piazza al servizio degli Usa, mentre oggi attacca la componente nazionalmente più visibile del movimento No Muos, le Mamme, perché fra le loro fila ci sarebbero parenti dei Piazza. Con lo stesso criterio, negli anni 70 avrebbe dato addosso a Peppino Impastato.

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Informazioni su Sebastiano Gulisano

Siciliano, anzi jonico-etneo trapiantato a Roma. Cane sciolto, curioso, giornalista per passione civile (ma questa non è una testata giornalistica - e si vede). Disadattato, ché mi pare che di civile in giro ci sia sempre meno. Sognatore: cioè fesso.
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2 risposte a #NoMuos e mafia. La “marchetta” di #laRepubblica a #Crocetta

  1. concetta costarelli ha detto:

    chiedete a lumia e crocetta del signor mondello imprenditore molto grosso,gelese che ha avuto eil certificatoantimafia sospeso ,codentro una grossa indagine per i lavori a l’aquila che prima lumia additava e poi ,per incanto.è diventato un imprenditore “vicino”all’antimafia di lumia.crocetta?che lui porta in giro per lasicilia presendandolo come uomo dell’antimafia?lui che viene citato da pentiti”illustri per i propri trascorsi”che manteneva le cosche che aveva l’autista con ruoli di primo piano nel’organizzazine criminale?ci racconti lumia e crocetta di questo personaggi e di altri finiti nelle loro grinfie prima brutti e cattivi e oggia sostenere in tutti i sensi lor signori?

  2. amato ha detto:

    Il duo sta continuando imperterrito a selezionare imprenditori, classe dirigente, classe operaia, da oltre 10 anni hanno costretto grandi societa’ come l’ eni, enel, a prendere chi x loro poteva essere utile al loro progetto politico, hanno distrutto i loro avversari con la loro falsantimafia costruendo falsi attentati e regalando patenti di antimafiosita’ a persone legate a cosa nostra che oggi rappresentano il vero potere economico della citta’ una giustizia che in questi hanni ha latitato senza andare a fondo a inchiesta contro crocetta e i suoi amici mafiosi cambiando la vera storia di questa citta’ e quei tanti imprenditori in odor di mafia sotto le loro ali oggi unti dallo spirito antimafioso di crocetta lumia hanno l’ escusiva sugli appalti e chi non si inchina al loro volere non puo’ piu’ lavorare……vergogna

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