#Laconfusione #ebook La prefazione di Pietro @Orsatti63

In questa storia ci sono tutti gli ingredienti di un grande romanzo noir: i pattiCoverCD inconfessabili fra criminali e uomini dello Stato, il vecchio politico mafioso e grande manovratore sullo sfondo, uno dei protagonisti è suo figlio, pallida ombra del padre, poi i magistrati di una delle procure più colpite, accerchiate e discusse del Paese, e investigatori-imputati che sembrano agire più come uomini dei servizi (di chi?) che come polizia giudiziaria. E ancora, una folla di periti, testimoni, giornalisti, politici, smemorati improvvisamente guariti (o redenti), depistatori più o meno dichiarati. Tutti ingredienti sapientemente incastrati all’interno del luogo più teatrale che si possa immaginare: un’aula di tribunale.

Non siamo, però, davanti a un legal thriller di Erle Stanley Gardner o a un apocalittico intreccio di James Ellroy: questa è la realtà. La storia inquietante e addirittura grottesca in certi suoi tratti di uno dei processi più discussi della storia degli ultimi anni, quello nei confronti dei due ufficiali del Ros dei carabinieri Mori e Obinu per la mancata cattura di Bernardo Provenzano. Un processo che è stato l’apripista, il progenitore dell’inchiesta e del processo oggi in corso sulla trattativa fra Stato e Cosa nostra. La trattativa! Se il banco di prova è stato quello che ci mostra Gulisano, povera Italia.

Se non stessimo parlando di una delle pagine più oscure e drammatiche della storia della Repubblica, molti dei passaggi descritti con precisione da Sebastiano Gulisano in “La confusione” farebbero sbellicare chiunque. Invece, visto l’argomento e lo scenario che abbiamo davanti, questa storia allarma. E non poco. Perché qui non è l’Italietta arruffona che viene svelata, ma un minestrone in cui troppi hanno intinto il pane per il proprio interesse politico e perfino imprenditoriale. Non parliamo ovviamente delle parti, e in particolare dei magistrati, protagonisti espropriati di questo processo, ma delle acrobazie letterarie e logiche (quante in buona fede?) che sono state costruite, alimentate e proposte agli italiani dai media. Quanto ha pesato la distorsione dei fatti per impostazione ideologica? Quanti danni ha fatto la ricerca ossessiva di conquistarsi qualche lettore o ascoltatore in più? Troppo. E a pagarne è stata la verità. E il nostro Paese.

Sebastiano è uno di quei vecchi cronisti a cui piace – per indole e rigore – rivolgersi all’unica fonte certa: le carte. Le prove, la cronologia, i verbali, i fatti. Documenti, non chiacchiere.

La confusione” è il primo tassello del lavoro che sta portando avanti su quegli anni Sebastiano. Un pezzo importante per l’interpretazione della realtà. E un pezzo di quel giornalismo di fatti, carte, riscontri che sembra ormai essersi estinto nel nostro Paese per lasciare il proscenio ai battutari auto nominatosi icone.

Milazzo, 12 febbraio 2014, nella cucina di Riccardo Orioles

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Informazioni su Sebastiano Gulisano

Siciliano, anzi jonico-etneo trapiantato a Roma. Cane sciolto, curioso, giornalista per passione civile (ma questa non è una testata giornalistica - e si vede). Disadattato, ché mi pare che di civile in giro ci sia sempre meno. Sognatore: cioè fesso.
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