Fatti la tua #trattativa (#La confusione #ebook)

cover_smallIl capitano De Donno l’ho incontrato subito dopo l’omicidio del dottor Giovanni Falcone, 10-15 giorni dopo, sul volo Palermo-Roma. Ci siamo seduti accanto e mi chiese se mio padre avesse avuto mai intenzione di farsi una chiacchierata con lui.

Anzi, no. Mi scusi, signor giudice: L’incontro è capitato nella tratta Roma-Palermo.

Dopo averne discusso con mio padre, chiamai il capitano De Donno e mi ricordo che in quell’occasione lo incontrai a Palermo, ci incontrammo di fuori della caserma Carini, quella che purtroppo ho conosciuto anch’io, quando mi hanno arrestato nel 2006.

Uhm… mo’ che ci penso: Ci siamo incontrati nella zona dei Parioli, credo, una zona del piazzale, da quelle parti là dei Parioli. A Roma.

Quando ci incontrammo in aereo, De Donno non mi aveva completamente nominato il suo superiore diretto; non mi fece il nome, mi parlò di un suo collega o di un suo superiore. Ovviamente non ricordo.

Anzi anzi anzi, ricordo, ricordo: Mi disse che il superiore diretto era il colonnello, allora colonnello dei Ros Mario Mori.

Signor giudice, di questa trattativa abbiamo due fasi. L’oggetto della prima fase era la cattura, la resa dei superlatitanti. Come? Resa e cattura non sono la stessa cosa? Certo, ha ragione. La resa, mio padre mi disse la resa dei superlatitanti. Ah, vuole sapere se mio padre disse ai carabinieri che con Provenzano erano amici e non gli poteva dire “arrenditi”? Sì, glielo disse. Gli disse: Se questa è la vostra richiesta, di fare arrendere Riina e Provenzano, neanche andiamo avanti. Provenzano amico mio è”. I carabinieri cosa risposero, signor giudice? Dissero: Troviamo un modo per mettere almeno fine alla politica stragista, di porre fine alle stragi. Va bene, gli rispose mio padre, vi posso aiutare: vediamo cosa vuole Cosa Nostra per porre fine alla politica stragista.

Poi arriva il papello di Riina e mio padre dice… mi scusi, signor giudice, ma non è una cosa bella da dire, specie davanti alle giudicesse… però sono le parole di mio padre. Cosa disse, mio padre? Disse: Il solito testa di minchia! Chiedo ancora scusa. Queste proposte sono irricevibili e impresentabili! Sempre parole di mio padre, signor giudice. Lui glielo disse, ai carabinieri, e loro risposero: ci faccia catturare Riina. E mio padre: Ma voi siete pazzi! Voi mi volete morto e volete morire anche voi! E si interruppe la trattativa.

Dopo la strage della buonanima del dottor Borsellino si passa a una seconda fase, cioè all’aiuto per l’arresto di Riina. Mio padre gli aveva detto a Provenzano: assumiti le tue responsabilità! Facciamo fuori il pazzo! Non nel senso di ucciderlo, signor giudice, ma di farlo arrestare.

Vuole sapere del papello, signor giudice? Il papello gliel’ho visto portare al signor Franco. Fu lui a darlo a mio padre, nella casa che avevamo in affitto vicino a Monte Pellegrino. No, non il dottor Cinà, era il signor Franco. Fu quella volta che mio padre esclamò “il solito testa di minchia!” – mi scusi, signor giudice – riferito a Totò Riina. Pronunciò questa frase, ripiegò ‘sto foglio e lo mise in tasca.

Anzi, no, mi correggo: Ovviamente inizialmente il papello sarà stato dato dal Cinà, anzi ne sono sicuro al 100%. Mi è stato detto da mio padre. È stato dato dal Cinà a mio padre, mio padre l’avrà dato al signor Franco… io ero presente nel momento in cui il signor Franco consegna di fatto… Quando voi mi avete fatto la domanda: lei ha visto consegnare questa cosa? Io su questa fase ero presente e questo vi ho detto. Che il papello originariamente era stato dato dal signor Cinà a mio padre, questo certamente è una certezza. Me lo ha detto mio padre. Guardi io non ho assistito, ma più volte in questa situazione sono andato a prendere 2-3 buste sia in uno studio che aveva il dottor Cinà in via Galileo Galilei, sia in uno studio a San Lorenzo. Più volte sono andato… ora se qualche volta la busta conteneva… io non lo so.

In effetti, pensandoci meglio, il papello mi era stato recapitato personalmente dall’Antonino Cinà e da me era stato recapitato a mio padre. Sì, signor giudice: mi è stato consegnato nelle vicinanze del Bar Caflish, a Mondello, da Cinà.

Chi l’ha scritto, il papello? Mio padre mi disse che aveva un metodo di riconoscere se era il suo amico storico Bernardo Provenzano o se era Riina, dice, abbiamo una maniera di scrivere che noi capiamo se… io capisco se è autentica o no. Era scritto a penna, personalmente da Riina. Me lo disse il mio papà. Era un foglio scritto a penna, sì, altrimenti non ne avrebbe riferito nemmeno a chi di dovere. Vuole che le descriva questo foglio? Era un foglio di carta… Due fogli di carta. Che tipo di fogli di carta? Non so se la prima è una specie di lettera di accompagno e poi… Lettera di accompagno scritta da chi? Era stata scritta da Riina e consegnata a mio padre inizialmente tramite il Cinà e poi mio padre l’aveva mandato a… Erano due fogli. Era grafia di Riina. Mio padre mi ha sempre detto che lui quando riceveva quelle poche da Riina e quelle diciamo più frequenti da Provenzano, le distingueva e sapeva come distinguerle. Vuole sapere se il papello era scritto da Riina? No, materialmente scritto lui no, lo escludeva mio padre perché diceva troppo perfetto. No, signor giudice, non so chi l’ha scritto.

(Appunti per un monologo teatrale)

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Informazioni su Sebastiano Gulisano

Siciliano, anzi jonico-etneo trapiantato a Roma. Cane sciolto, curioso, giornalista per passione civile (ma questa non è una testata giornalistica - e si vede). Disadattato, ché mi pare che di civile in giro ci sia sempre meno. Sognatore: cioè fesso.
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