Baci, abbracci e allodole rosse. L’antimafia delle icone fasulle

L'abbraccioL’annuncio lo dà egli stesso alle 9:18 di sabato 19 luglio, rivolgendosi ai fedeli riuniti in un gruppo Facebook a lui dedicato, Lo Stato protegga Massimo Ciancimino: «Oggi per la prima volta alle 16,58 porterò il motore di tutto questo in Via D’Amelio, io e VitoAndrea andremo insieme cercando di non farci notare tra i tanti manifestanti in quel luogo dove anche per colpa mia il giudice Paolo Borsellino e la sua scorta persero la vita in modo ignobile». È il giorno della redenzione, per il figlio di don Vito: si reca lì per espiare la propria «colpa» ed essere assolto dai propri peccati.

Riuscire a non farsi notare in un luogo affollato di seguaci e giornalisti è cosa assai ardua, specie se lo annunci urbi et orbi. E siccome ci tiene si sappia che non intende farsi notare, tre quarti d’ora dopo torna a farsi sentire ed esorta le anime belle che lo hanno eletto a loro Icona dell’antimafia: «Condividetelo, fatelo girare», diffondete il Verbo: L’Icona si recherà in via Mariano D’Amelio senza farsi notare dagli astanti. Ma il nuovo intervento serve anche a motivare i fedeli: «Oggi – annuncia, solenne – a distanza di 22 anni ho visto tremare segretari alla presidenza del Quirinale e procuratori generali della cassazione, la loro tesi non regge, hanno paura, il loro castello di omissioni e bugie concordate sta franando. Forse è il momento più importante, non dategli il tempo di riorganizzarsi purtroppo la pausa estiva darà agli infami vantaggi, preparatevi per settembre – li esorta –, dobbiamo andare a bussare a chi di quella strage sa più di tanti altri, dobbiamo suonare andare ad interrogare Re Giorgio nel suo castello».

La carezzaIl messaggio arriva dritto al cuore dei seguaci, una delle quali non riesce a contenere la propria adorazione: «Con la tua coerenza tra parole e comportamento stai seminando luce e amore». Non è il Salvatore, ma poco ci manca.
Nel pomeriggio arriva trafelato in via Mariano D’Amelio, luogo in cui ventidue anni fa Cosa Nostra e soggetti istituzionali tuttora ignoti assassinarono Paolo Borsellino e gli agenti di scorta Walter Cosina, Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli e Claudio Traina. Malgrado sia perfettamente travestito da Massimo Ciancimino e per non dare nell’occhio abbia lasciato a casa il figlioletto, al contrario di quanto annunciato, viene subito riconosciuto dal Salvatore, colui che indica
«la via, la verità e la vita» alle anime belle dell’antimafia, dette anche allodole rosse, ché basta piazzargli davanti uno specchietto e d’istinto alzano al cielo un libretto dello stesso colore dell’agenda del magistrato assassinato, sottratta da ignoti subito dopo la strage per impedire che le annotazioni di Paolo Borsellino sui possibili moventi e autori della strage di Capaci arrivassero nelle mani degli inquirenti. Il Salvatore gli va incontro, lo abbraccia e lo accarezza, poi ascende al palco.

L’Icona, mondata dalla «colpa», ormai svelata agli astanti e munita di pass per la zona palco recintata, si concede ai giornalisti con una sobria e solenne rivelazione: «Sono uno dei pochi che ha il coraggio di venire qui, sono io ad aver portato i responsabili di quella strage alla sbarra». A Caltanissetta, dove si svolge il processo agli autori materiali della strage, ignorano questo suo determinante contributo, poiché la Procura della Repubblica di quella città è avvolta nelle Tenebre che non lasciano filtrare «luce e amore» emanate dall’Icona impumone*, imputato-testimone del processo palermitano sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia.

All’Icona ormai mancano solo le Stimmate. Ma quelle sono in produzione limitata e la quota antimafiosa è già in dotazione al principale Profeta del Culto Cianciminiano, Il Santone Che Parla Agli Alieni.

Selezione_016E se qualcuno ancora dubitava del fatto che luce e amore non albergano nei cuori dei magistrati di Caltanissetta, a testimoniare il maligno influsso delle Tenebre ecco che il numero due della Procura di quella città si dissocia da abbracci, carezze e mondature, anche lui con un intervento su Facebook: «NON IN MIO NOME», grida Nico Gozzo, procuratore aggiunto di Caltanissetta, uno dei magistrati che hanno istruito il processo Borsellino quater e che lì, con altri sostituti, sostiene anche il ruolo di pubblico ministero. Per Gozzo quell’abbraccio è «una ferita», «un discrimine» tra «prima e dopo. Io – precisa il magistrato voglio fare antimafia, voglio continuare a lavorare nel nome di Paolo e della sua scorta, ma non voglio abbracciare chi è attualmente a giudizio per avere calunniato uomini dello Stato, dice l’accusa (Procura di Palermo) tra l’altro manipolando alcuni appunti di suo padre.
Le mie “icone antimafia” sono altre. Chinnici, Dalla Chiesa, Borsellino, Falcone, e potrei continuare…
Ora basta con questo pasticciaccio brutto del “ciancimini
nismo”. Basta con le avanguardie, che si sentono tanto più avanti degli altri. Basta con i duri e puri, che si sentono tanto migliori degli altri.
Abbiamo bisogno di un movimento antimafia che sia capace di coniugare la memoria di chi non c’è più, con la proposizione di vie di lotta antimafia concrete ed attuabili, ma nel rispetto delle istituzioni. Anche quelle più scomode. Anche quelle più “antipatiche”. Sino a che non siano criticabili per motivi seri e riscontrati.
Non voglio più vedere “in mio nome” persone che girano le spalle ad un politico come Rosi Bindi, con la storia della Bindi, che per il solo fatto di essere politico viene svillaneggiato e sbeffeggiato in via d’Amelio, senza che nessuno tenesse conto che è il Presidente della Commissione parlamentare antimafia. Così andiamo a sbattere, così neghiamo le basi stesse della democrazia e del rispetto degli altri che ne sono alla base. Rispetto sino a quando non vi sia motivo di non rispettare. C’è una pregiudiziale antidemocratica in certi comportamenti che mi spaventa. Ed allora, non posso rimanere zitto. Rispetto la passione con cui tanti giovani sono venuti a Palermo a commemorare Borsellino, posso comprendere la loro rabbia nei confronti dei politici. Ma non rispetto né l’abbraccio, né le spalle alla Bindi.
NON IN MIO NOME
», conclude Nico Gozzo.

Le Tenebre colpiscono ancora. Ma siamo certi che L’Icona, ormai mondata dal Peccato dall’abbraccio del Salvatore, Vate delle allodole rosse, saprà diffondere luce e amore fra i fedeli e, col supporto dei Sommi Profeti – Il Santone Che Parla Agli Alieni, Il Santoro Che Guarda Negli Occhi e Il Dritto Che Spilla Quattrini Agli Allocchi -, partirà all’assalto del maniero di Re Giorgio per estirpargli i turpi segreti sulla strage di Via D’Amelio che custodirebbe da ventidue anni e irradiare, anche lì, Luce, Amore e Verità.


*(il neologismo “impumone” è stato coniato nel 2000 dal giudice ammazzasentenze Corrado Carnevale)

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Informazioni su Sebastiano Gulisano

Siciliano, anzi jonico-etneo trapiantato a Roma. Cane sciolto, curioso, giornalista per passione civile (ma questa non è una testata giornalistica - e si vede). Disadattato, ché mi pare che di civile in giro ci sia sempre meno. Sognatore: cioè fesso.
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