I #bambini, la #Boschi e l’eclissi di etica politica e deontologia giornalistica

«Per quanto riguarda i casi di affidamento o adozione […] occorre […] tutelare l’anonimato del minore per non incidere sull’armonico sviluppo della sua personalità, evitando sensazionalismi e qualsiasi forma di speculazione». Questa è la quarta delle «norme vincolanti per gli operatori dell’informazione» prevista dalla Carta di Treviso. Deontologia giornalistica. A vigilare su «i diritti dei bambini e degli adolescenti» affinché siano rispettati «lo spirito e la lettera della Convenzione sui diritti dell’infanzia» c’è nientepopodimenochè l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, un organismo governativo che garantisce poltroni e lauti stipendi e un bel po’ di culi di pietra statali. Senza contare norme sulla privacy e i vari Tribunali per i minorenni.
Insomma, in Italia i minori sono tutelati da regole certe, ferree, sicure.
Finché non servi al circo politico-mediatico di regime. Allora ogni riflettore è consentito e non c’è bisogno di evitare «sensazionalismi e qualsiasi forma di speculazione», perché in quel caso prevale il diritto del governo a suscitare commozione nella popolazione imminchionita.

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“Di mafie, poteri e imbrogli” la non presentazione di “Grande Raccordo Criminale” e “La confusione”

Il video introduttivo alla serata di ieri in cui abbiamo discusso “di mafie, potere e imbrogli”, cioè del libro di Floriana Bulfon e Pietro Orsatti, “Grande Raccordo Criminale” e del mio ebook “La confuzione”

Grande Raccordo Criminale

L’introduzione video e musicale a “Di mafie, potere e imbrogli” rozza e confezionata all’ultimo secondo. A Milazzo l’11 marzo. La non presentazione congiunta e shakerata forte di “Grande Raccordo Criminale” di Floriana Bulfon e Pietro Orsatti e “La Confusione” di Sebastiano Gulisano. Complici Tindaro Italiano (ha prestato la sua voce), Antonio Nunzio Isgrò (che pur essendo il più gggiovane è rimasto bloccato a casa per gli acciacchi), Francesca De Gaetano Dario Russo e Antonio Mazzeo

Il primo brano (che non è inserito in nessuno dei due libri ma li collega) letto da Tindaro Italiano

Mettiamole in fila le cose, così come deve essere fatto per capirle bene. Tempo e luogo e fatti e coincidenze. In fila, in ordine, che altrimenti ci si perde nel tentativo di capirle. Ecco, così. Una storia, se la devi raccontare bene, deve avere un solido punto di partenza. Un luogo, una stagione, un tempo…

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Di mafie, poteri e imbrogli

di mafie, poteri ed imbrogliTre giornalisti, due libri, un attore e alcuni complici attorno a un paio di tavoli da taverna: sono i protagonisti di “Di mafie, poteri e imbrogli”, narrazione per frammenti del sistema di potere mafioso in Italia.

Floriana Bulfon (da Roma, via Skype) e Pietro Orsatti, autori di Grande Raccordo Criminale (Imprimatur editore), un libro fresco di stampa su «Roma, la capitale del sistema di potere delle Mafie s.p.a.» e Sebastiano Gulisano, autore di La confusione, ebook autoprodotto in cui si racconta «di trattative, tarocchi, papelli e altri anonimi».

Due lavori giornalistici, due libri inchiesta che si fanno teatro, grazie anche al ritorno in scena del vulcanico Tindaro Italiano.

Non, dunque, la semplice presentazione dei due progetti editoriali realizzati, ma la narrazione per frammenti del sistema di potere mafioso in Italia, dalle Mafie s.p.a. che comanda a Roma alla trattativa Stato-mafia, fra omissioni, sottovalutazioni, complicità, depistaggi e realtà. Il giornalista d’inchiesta e militante pacifista Antonio Mazzeo, l’attivista di Milazzo Rossa Antonio Nunzio Isgrò e, last but not least, l’assessore alla Cultura del Comune di Milazzo, Dario Russo a fare da complici, provocatori e stimolatori della narrazione stessa.

L’appuntamento è per martedì 11 marzo, alle 18,30 a Palazzo D’Amico, alla Marina Garibaldi di Milazzo, nell’ambito di D’Amico in Formazione, il ciclo di incontri promossi a Palazzo D’Amico dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo.

Gli autori:
Floriana Bulfon, nasce a San Daniele del Friuli nel 1978. Giornalista, è laureata in filosofia e in scienze giuridiche e ha conseguito un MBA con una borsa di studio al merito. Ha collaborato con «l’Espresso», «Panorama», «Linkiesta» e in tv occupandosi di inchieste su criminalità, racket, armamenti, traffico di migranti e sanità.
Sebastiano Gulisano, 56 anni, s’è formato a «I Siciliani», il periodico fondato da Giuseppe Fava, ha collaborato e collabora con diversi giornali nazionali, è fissato con le cronologie e ha scritto libri su mafie e affari, sull’istruzione al tempo della Gelmini, sull’Italia contemporanea.
Pietro Orsatti, nasce a Ferrara cinquant’anni fa, scrittore, regista, giornalista. Ha pubblicato fra gli altri, per «Diario», «il Manifesto», «l’Unità», «Micromega», «Courrier international», «PeaceReporter», «Nuova Ecologia», «Antimafia2000», «Liberazione», «Left/Avvenimenti». Ha collaborato con Rai, Telesur, RedeBras e RadioPop. Ha pubblicato i volumi A schiena dritta (2009), L’Italia cantata dal basso (2011) e Segreto di Stato (2012)

L’attore:
Tindaro Italiano, attore e direttore del Teatro Trifiletti di Milazzo.

I complici:
Antonio Nunzio Isgrò, amico, storico, ciclista e attivista di Milazzo Rossa.
Antonio Mazzeo, giornalista, militante pacifista, studioso di strategie militari e di malaffare, ha pubblicato libri sulla militarizzazione della Sicilia, il Ponte sullo Stretto di Messina, il Muos di Niscemi.
Dario Russo, insegnante di storia e filosofia, assessore alla Cultura del Comune di Milazzo.

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Incipit #Laconfusione

CoverCDMeme generator.

A leggere i verbali palermitani di Massimo Ciancimino e la sua fluviale testimonianza nel processo Mori-Obinu (quattro udienze, più una quinta dopo l’arresto per avere calunniato Gianni De Gennaro), si ha la sensazione di essere finiti dentro un giochino virtuale il cui spot promozionale potrebbe essere: «Fatti la tua trattativa. Gioca anche tu con “Ciancemino”, il meme generator di trattative possibili». Ché sui fatti fondamentali, ad esclusione della presunta consegna del papello tra le due stragi (il 28 o 29 giugno 1992 Massimo avrebbe ritirato dal dottor Antonino Cinà la busta contenente il foglio con le richieste di Riina), non c’è fatto di cui il figlio minore di don Vito dia un’unica versione: quando va male, ne dà due; quando va bene (per il giochino), ce ne regala quattro. E ciò non vale solo per ciò che gli avrebbe raccontato il suo celebre genitore, don Vito Ciancimino, che in vita aveva verbalizzato tutt’altra «verità», ma anche per le vicende di cui è indubitabilmente stato protagonista diretto.

Eccone un campionario.

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Fatti la tua #trattativa (#La confusione #ebook)

cover_smallIl capitano De Donno l’ho incontrato subito dopo l’omicidio del dottor Giovanni Falcone, 10-15 giorni dopo, sul volo Palermo-Roma. Ci siamo seduti accanto e mi chiese se mio padre avesse avuto mai intenzione di farsi una chiacchierata con lui.

Anzi, no. Mi scusi, signor giudice: L’incontro è capitato nella tratta Roma-Palermo.

Dopo averne discusso con mio padre, chiamai il capitano De Donno e mi ricordo che in quell’occasione lo incontrai a Palermo, ci incontrammo di fuori della caserma Carini, quella che purtroppo ho conosciuto anch’io, quando mi hanno arrestato nel 2006.

Uhm… mo’ che ci penso: Ci siamo incontrati nella zona dei Parioli, credo, una zona del piazzale, da quelle parti là dei Parioli. A Roma. Continua a leggere

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