La notte in cui la stella cometa smarrì il cammino

DSCF4659_1«U tirrimotu!» esclamò sorpreso e impaurito il pescatore, mentre la banchina del porto di Riposto, che fino a pochi istanti prima era stata terraferma, ondeggiava come il mare e il mondo pareva girarci intorno, come fossimo ubriachi.

«U tirrimotu!»

Erano le sei meno dieci di sera del 24 dicembre e quella era stata la seconda scossa consistente della giornata (magnitudo 4.3), dopo quella dell’una (3.8). Entrambe le volte, solo spavento e smarrimento diffusi. Nessun danno, nemmeno nei comuni etnei più prossimi all’epicentro, circa quindici chilometri più a sudovest. Continua a leggere

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Perché #NoMuos

Muos Story #1. I niscemesi sono danni collaterali dello scontro tra civiltà

NoMuos_Carcere 083«Io sono contro il MUOS, ma so anche che c’è il terrorismo internazionale». Con queste parole, nell’estate del 2013, durante un dibattito a Caltagirone, il deputato catanese del PD Giovanni Burtone sintetizzava la posizione sua e del suo partito nell’epoca del cosiddetto scontro tra civiltà, quello esaltato l’indomani dell’11 settembre 2001 da una Oriana Fallaci in preda al «fervore guerresco» contro la «Crociata al contrario» dichiarata dal mondo musulmano a quello occidentale e mirata «all’annientamento del nostro modo di vivere e di morire, del nostro modo di pregare o non pregare, del nostro modo di mangiare e bere e vestirci e divertirci e informarci». E ci esortava a respingerli, a impedirne «l’invasione» a prescindere dal fatto che «usino i cannoni o i gommoni». Continua a leggere

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La Sicilia, la mafia, l’omicidio Fava

Pippo Fava

«Io ho un insegnamento: al processo Tortora a Napoli c’erano tre catanesi, killer delle carceri, Andraus, Nino Faro e Marano. Andai a parlare con loro, dietro le sbarre. Loro erano accusati di associazione camorristica e mi dissero: “Ma quale camorra, ma quale mafia, noi catanesi siamo”. Cioè, da allora mi è rimasta questa etichetta qua, secondo cui Catania soffre di un’enorme, pericolosissima criminalità, ma che chiamarla Cosa nostra mi pare un po’ fuori posto». Queste parole di Tony Zermo, inviato del quotidiano La Sicilia, pronunciate al processo per l’omicidio di un altro giornalista, Giuseppe Fava, fondatore del mensile I Siciliani, condensano la linea del giornale diretto da Mario Ciancio, sull’esistenza della mafia a Catania. Una linea che il quotidiano applicava ancora prima dell’«insegnamento» impartito dai tre killer a Zermo, tanto che nell’ottobre dell’82, quando tutta la stampa nazionale riportò la notizia del mandato di cattura dei giudici palermitani nei confronti di Nitto Santapaola (poi assolto) per l’omicidio del generale dalla Chiesa, La Sicilia tacque il fatto ai propri lettori: li informò il giorno dopo, minimizzando lo spessore criminale del capo di Cosa nostra etnea. Continua a leggere

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Il quinto Cavaliere. Affari e opere di Mario Ciancio (ottobre 2006)

Quinto cavaliere

Non solo (dis)informazione. L’impero di Mario Ciancio Sanfilippo si va via via diversificando e, accanto a giornali, televisioni e pubblicità, spuntano terreni agricoli che diventano edificabili, alberghi, musei, centri commerciali e imprese edili. Con qualche (vana, finora) incursione nell’alta finanza. Una varietà che ricorda quella dei celebri «Cavalieri dell’apocalisse mafiosa» e, proprio come per i Cavalieri, negli affari di Ciancio compare sempre più spesso l’ombra di Cosa nostra. Continua a leggere

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Gli invulnerabili di Catania

Gli invulnerabili di Catania

Ventuno anni dopo l’omicidio di Giuseppe Fava, le parole di «amici» e nemici diventano uno spettacolo

(da Avvenimenti n. 50/2004)

di Sebastiano Gulisano

Istruttoria_1

«No, non ricordo un articolo che riguardava le rivelazioni di un pentito sull’omicidio Fava. So che ci sono state polemiche… ma io non leggo la cronaca nera del mio giornale… No, su quell’articolo non esercitai controlli… Io non esercito alcun controllo… Certo che ero amico di Fava… No, non so come si è giunti a questo processo… Lo so che state celebrando un processo per l’omicidio di un giornalista. E io sono estremamente rammaricato del fatto di non potere essere utile. Io, signor giudice, sono il padrone del giornale, mi occupo di mille cose, non dei particolari. E scrivo solo una volta l’anno, quando ci sono le elezioni…». Mario Ciancio Sanfilippo è il direttore-editore del quotidiano di Catania, La Sicilia. L’unico quotidiano della città. È stato presidente nazionale della Fieg, la federazione degli editori di giornali. Ed è stato tra i duecentosessanta testimoni ascoltati durante il processo per l’omicidio di Giuseppe Fava, anche lui giornalista e, secondo Ciancio, suo «amico». Fava, direttore del mensile I Siciliani, è stato ammazzato da un commando di killer di Cosa nostra il 5 gennaio del 1984, a Catania. Continua a leggere

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